Una delle artigiane più apprezzate della Città bianca si racconta ad Apuliantouch.

Una vita cucita dallo stesso ago che ha sorfilato miriadi di pantaloni, giacche, camicie, abiti da sposa e via dicendo, fino a riempire interi guardaroba sia maschili che femminili. Oggi, Dora Valente si racconta ad Apuliantouch, riaprendoci le porte di quella che è stata la sua bottega ma anche parte importante della sua vita.

Dora Valente ci porta a rivivere e riscoprire la nobiltà dell’artigianato, in un presente che ben poco sa a riguardo. Nella società dove tutto si fa troppo fast e poco curato nei dettagli, noi di Apuliantouch vogliamo toccare con mano, ancora una volta, quella che è la tradizione più autentica. Lo facciamo al Sud, in Puglia, con una delle grandi pioniere di questo settore.

Gabardine, grisaglia, pettinato, principe di Galles, gessato, cashmere, seta, forbici, gessetto, ago e filo. Era questo il meraviglioso scenario sul quale si muoveva quella che per tutti era “Dora la pantalonaia”. Oggi ha chiuso bottega, ma con la mente continua ancora a tessere capi e regalare grandi emozioni. Le stesse di chi quando provava le sue creazioni, con espressione soddisfatta, affermava “un capolavoro!”.

Quello di Dora è stato un impero dove l’impressione che si aveva era quella che al mondo ci fossero solamente cose belle, eleganti, raffinate e su misura.

«La moda è un’arte, è esaltazione e celebrazione del bello, è quello che uno indossa. Mi è sempre piaciuta e l’ho sempre seguita, anche se allo stesso tempo mi divertiva osare, sperimentare, dar vita a qualcosa di completamente mio».

Come e quando ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo della moda, in particolare della sartoria artigianale?

«Sin da bambina ho frequentato la scuola di sarta da donna per poi cominciare a lavorare in casa. Negli anni ‘60 mi sono trasferita a Torino e solo dieci anni più tardi sono ritornata ad Ostuni, dove ho aperto il mio primo laboratorio. Il mio sogno finalmente stava diventando realtà.»

Ha realizzato numerosi capi diversi tra loro, ma per tutti è sempre stata “Dora la pantalonaia”. Ci racconti qualcos’altro.

«Esatto! La mia grande passione è sempre stata quella di confezionare pantaloni, non a caso l’apertura del mio laboratorio ha coinciso con il boom dei pantaloni a zampa d’elefante. Durante quel periodo ne ho prodotti e addirittura inventati davvero molti. Lavoravo ore e ore, ma alla fine la soddisfazione di aver creato qualcosa con le mie mani ripagava ogni sacrificio. Ho realizzato fino ad un massimo di quattordici/quindici pantaloni a settimana. Avevo richieste e clienti persino da Torino, Firenze, Roma. Era sempre una grande soddisfazione avere la Bottega piena ed essere circondata da gente che amava il mio stile, i miei lavori».

Tessuti di alta qualità, dettagli ed esclusiva sartorialità facevano di lei una grande sarta?

«Non solo. Credo che il fattore principale che da sempre mi ha contraddistinta fosse la cura, l’attenzione ma soprattutto il cuore che ci mettevo nel dar vita ad ogni singolo manufatto. Prima che al cliente, le mie creazioni dovevano piacere a me stessa!».

La bottega dell’artigiano è destinata a tramontare, ormai lo scettro è nelle mani delle grandi sartorie industriali e nel mass market. Cosa ne pensa?

«Proprio così e la situazione, ad esser sincera, mi rattrista abbastanza. Però chi davvero conosce questo mondo sa bene quanto nulla potrà mai sostituire l’originalità, la preziosità e il pregio di un capo esclusivo realizzato a mano. La moda va e viene, le botteghe vanno e basta. Eppure ritornare all’artigianato sarebbe un grande passo avanti!».

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