Ed ecco arrivato il giorno tanto atteso, vi chiedete perché così tanto atteso? Perché ogni terrone sa che oggi non avrà il solito pranzo al volo in mensa, al ristorante sotto l’ufficio, il panino o la “schiscetta” portata da casa da consumare al volo: oggi il terrone si siederà a tavola tra le 13:00 e le 13:30 e si rialzerà con il tramonto.
E non perché ci sia un matrimonio di mezzo (in quel caso si parlerebbe di 20:00 – 20:30), una festa particolare, ma semplicemente perché lui è tornato a casa e, come giusto che sia, dovrà tener testa a nonni, zii, cugini e vicini di casa per il famoso “tempo del caffè” perché ci devi raccontare (la solita storia da anni ormai, ad averlo sempre un pubblico così!).

Partiamo oggi con l’esperienza diretta di chi si è messo in fila prima del Gate di partenza, di chi ha sfidato il brivido delle metro, dei mezzi e dei servizi di car-sharing nelle grandi città per raggiungere stazioni o aeroporti.
Oggi vi parliamo dell’esperienza del ritorno al Sud, al Sudde o come preferite.
Oggi parliamo di tutti noi terroni, che nella nostra terra vediamo al rientro dopo mesi di studio e lavoro la Terra Promessa.
Ecco qui la nostra piccola esperienza…

La spesa:

La vera routine del ritorno inizia una settimana prima quando sai già che dovrai fare una spesa diversa, quando l’Esselunga, il Carrefour, il supermercato del cinesino a due metri da casa non ti avranno vivo: tu sai che con 20 euro passerai i 5 giorni più intensi e forti, in tipico stile Indiana Jones con l’ultimo giorno tra una mela, un uovo e un pezzo di pane stagionato 3 giorni.

I Saluti

Dopo questa raccolta di fondi culinari c’è il giorno pre partenza durante il quale iniziano i saluti e, nonostante per i mesi precedenti questo pensiero non ti ha mai minimamente sfiorato la mente, i tuoi colleghi del Nord, i tuoi amici, la tua compagnia del venerdì sera e anche il caffé al bar senza acqua un po’ ti mancheranno.

La Valigia

Ma non perdiamoci in fronzoli, passiamo alla fase hot della giornata: buttare tutto alla rinfusa nella valigia o fare una cosiddetta “valigia pensata”.
Ecco che partono gli schieramenti dell’ultimo minuto, quelli durante i quali butti tutto giù alla rinfusa e quelli dove invece ti metti, con attenzione e dedizione, a calcolare anche il millimetro per inserire anche l’ultimo maglione in tipico mood “Natale a casa e mi devo vestire bene”.
Sì ragazzi, ammettiamolo, calcoliamo bene tutto quello che dobbiamo portarci dietro per attraversare le intemperie del Sud tra locali, pranzi da nonne e molto altro!

Il viaggio:

Superata questa fase ed iniziata la corsa verso l’aeroporto o stazione che sia inizia un lento e doloroso conteggio del: questo l’ho preso, questo non mi serviva, ma il caricatore del pc ?!
E da qui una serie di digressioni per arrivare infine al momento più difficile: il maglione che solo lei sa come lavarlo, come stenderlo e quanto esporlo al sole. Parlo della regina della casa, della lavatrice e dell’ammorbidente “profumo tenerezza”, nostra madre!

Finalmente….casa!

Arrivati in aeroporto o sul binario della stazione del nostro paesino, con lo sguardo della felicità misto a quello della nostalgia di casa finalmente venuta meno, un pensiero per l’ennesima volta ti fa visita: stasera appena rivedo tutti (questo tutti spaventa sempre un po’, misto tra amici, parenti e conoscenti) vado a bere un cocktail con prezzo fisso 5 euro per soccombere a tutti i cocktail da 10 euro spesi a Milano, Roma e dintorni.
No, non siamo degli ubriaconi o dei festaioli no-sense, siamo semplicemente amanti della tradizione, quella vera: arrivare e far festa perché si è tornarti dopo lunghi mesi di “freddo e guerra”.

Superata la fase saluti ad amici e nonni e parenti e vicini di casa (7 ore di caffè e ammazza caffé), si avvicina quella più bella: la visita ai bar della nostra adolescenza, il saluto a tutti gli amici e ripensare un po’ a tutto quello che lasciate ogni volta che andate via. Ma la puntata strappa lacrime la troverete nel prossimo articolo! Torniamo al momento vero e sentito del ritorno: il pre pranzo di Natale.

C’è chi ci ha raccontato di pranzi dai quali hanno impiegato un giorno e mezzo per riprendersi (contando la sbronza della sera prima portata a termine a tavola con Nonno Lino: perché se non bevi il vino che ha fatto con tanto amore, non sei degno di essere nipote!).
In questa fase delle vacanze di solito si ripensa all’abbonamento in palestra non attivo da troppo tempo, alle scale invece dell’ascensore e soprattutto a quella volta in cui non ingrassavi mai. Ed ora, in questo momento, che dovete cancellare tutto ciò e pensare ad altro come ad esempio il post Natale e la questione: “mangia ancora che fino a Pasqua ne sta di tempo!”

Ebbene sì ragazzi, il team nonna Rosa, nonna Maria, zia Mariuccia e zia Titti non mollano e se da un lato riempiono i nostri “vuoti” portati accuratamente dal Nord per un rifornimento da veri soldati, preparano allo stesso tempo il pranzo, la merenda e la cena: “perché se stai a casa mia devi rispettare gli orari miei, questo non è un albergo!”

La massima per eccellenza, la parte di racconto piùdura della nostra adolescenza, il no proibitivo più forte della storia “questa è casa mia e qui comando io”.
Che tu abbia 19 anni e che tu ne abbia 30, le cose non cambiano, si modificano un po’, ma non cambiano mai realmente.

Arrivati a questa parte del racconto siamo già in quella fase di benessere che casa ci regala a partire dal camino acceso, alla copertina sul letto, al bucato che sa di mamma e alla colazione con il cornetto portato da papà prima di andare via per lavoro o faccende varie. Siamo a casa, sentiamo addosso tutti gli odori della nostra città, del nostro piccolo paese ed allora non abbiamo nulla a cui pensare se non alla parmigiana di zia prima di andare via!

Buone vacanze terroni fuori sede, buone vacanze terroni in sede, buone vacanze Sud Italia!

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