Ci sono mestieri che ancora oggi profumano di ieri, di vita. Scopri l’importanza delle botteghe con “Mèste Peppe, lu Scarpare”.
 
Ci sono mestieri che ancora oggi profumano di ieri, di vita. Sono speciali e autentici, portano con loro il sogno e la tradizione. Ci sono mestieri che stanno scomparendo e che non è nel quotidiano poter ammirare. Entrare nella bottega di un artigiano, sentirne l’odore, vedere le mani lavorare e la mente imaginare già il lavoro finito è un’esperienza unica. Noi, ancora una volta, vogliamo toccare la tradizione e anche un po’ farcela raccontare. Come fossimo i bambini di ieri sulle ginocchia dei nonni di oggi. Questo racconto/intervista che stai per leggere è un grande salto nel passato. In un tempo che sembra ormai troppo lontano. In una bottega fatta di scarpe e scarpine, borse, valigie e cinture. Una bottega di quelle che oggi non se ne vedono più.
Mèste Peppe, il famoso calzolaio ostunese si racconta ad Apuliantouch.

È in una piccola bottega di Corso Vittorio Emanuele, a Ostuni, che, da oltre cinquant’anni, Giuseppe Marzio realizza calzature su misura, oltre a ripararle. Classe 1934, “Mèste Peppe lu Scarpare” annovera anni e anni di artigianato, confermandosi uno degli ultimi artigiani sull’intero panorama nazionale. I suoi clienti non sono solo ostunesi affezionati, ma anche connazionali e, addirittura, stranieri, affascinati da questa bottega all’interno della quale il tempo sembra essersi fermato.

Basta varcarne la soglia per rivivere la bellezza dei tempi andati e la purezza delle cose semplici e artigianali. Lo stesso interno della bottega rimanda indietro nel tempo, rivelando la tipicità della pietra bianca ostunese e innumerevoli paia di scarpe, tomaie, pelli, arnesi e macchine da cucire. Tutte lì, odoranti di pelle e pronte a calcare nuove strade.
Quello che è iniziato come il più piccolo aiuto di un giovane ragazzo di bottega, è finito per diventare il lavoro, la passione ardente di un uomo che giorno dopo giorno ha vissuto di pane, calzature e grandi soddisfazioni.

Quando ha iniziato a muovere i primi passi tra calzature e attrezzi del mestiere?

«Avevo 10 anni la prima volta che entrai, come ragazzo di bottega, nel laboratorio artigianale di un calzolaio nei pressi della mia casa nel centro storico. All’epoca bastavano pochi anni di scuola per poter, subito dopo, iniziare la carriera lavorativa e avvicinarsi al mestiere che più si preferiva o che il caso offriva. Ho iniziato come ragazzo di bottega e all’inizio non sapevo nemmeno se questo lavoro mi piacesse o meno, restando del tutto ignaro di fronte al mio futuro.
A 16 anni, poi, mi trasferii a Milano, dove rimasi solo per un anno, finché non ritornai e ricominciai a frequentare la bottega del maestro. Poco dopo, a 23 anni, aprii la mia prima bottega, qui vicino, fino a trasferirmi del tutto qui».

Guardandomi intorno vedo scarpe artigianali e anche di gran tendenza, sono interamente realizzate a mano? Quanto tempo ci vuole per considerare finito un paio di scarpe e come crea i decori, gli intagli?

(Tira fuori qualche paio per presentarmelo, dopodiché inizia a mostrarmene le varie parti e i particolari).
«Sì, sono tutte interamente realizzate a mano. Ci vuole una giornata per terminare il tutto e curarne ogni minimo particolare. Anche i decori sono realizzati esclusivamente a mano, da me in persona; dapprima ne creo il disegno e in seguito lo riproduco sulla scarpa, con un grande punteruolo».

Noto soprattutto mocassini, stringate e francesine dalle linee maschili. Realizza anche scarpe da donna?

(Sorride, ammettendo che le donne sono complicate).
«Un tempo si. Le décolleté a mia moglie, per il giorno delle nostre nozze le realizzai io. Erano alte, bianche e in raso.
Adesso mi dedico, esclusivamente, a creare scarpe da uomo. Per il nostro, ormai ex, Vice Questore Aggiunto, il dott. Francesco Angiuli, ne ho realizzate ben quattro paia.
Poi, ho realizzato numerose paia di scarpe per un signore di Milano e per diversi stranieri».
Nessuno mai ha voluto imparare e poter tramandare questa tua arte?
«Ho avuto qualche ragazzo tempo fa, ma mai nessuno è rimasto talmente affascinato da intraprenderne la carriera. Anche qualche tempo fa, ho avuto una giovane ragazza interessata ad apprendere il mestiere del calzolaio, ma non è un lavoro da donne questo e, infatti, poco dopo se n’è resa conto anche lei. Tra colle, creme e polvere, non è il massimo. Specialmente oggi, quando messi di fronte al grande mercato dell’industria, risulta molto più semplice e veloce acquistarle».
La grande industria, purtroppo, è una minaccia costante all’artigianato locale, tanto da averne determinato quasi la totale scomparsa. Un vero peccato, perché entrare in una di queste botteghe e sentire addosso il profumo dei tempi ormai andati non è cosa usuale e chi non lo ha mai fatto, o non ne avrà la possibilità, non sa quel che si perde. Anche questa è storia, storia del costume se si preferisce, di cui recuperarne tutti i pezzi, presto, sarà davvero difficile.

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